Se Instagram sparisse domani, i tuoi clienti saprebbero ancora dove trovarti?
Instagram funziona. Pubblichi fotografie, racconti il tuo lavoro, rispondi ai messaggi e magari una buona parte delle persone che ti contattano arriva proprio da lì. A quel punto una domanda viene spontanea: serve davvero avere anche un sito web?
Proviamo però a cambiare prospettiva. Immagina di non poter utilizzare Instagram per qualche giorno. Un problema tecnico, un account bloccato, una password persa o semplicemente un cambiamento della piattaforma che riduce improvvisamente la visibilità dei tuoi contenuti. Una persona sente parlare della tua attività e ti cerca.
Cosa trova? Questa domanda non riguarda soltanto Instagram. Riguarda qualcosa di più importante: quanto controllo abbiamo realmente sulla nostra presenza online?
Essere sui social non significa possedere quello spazio
Quando creiamo una pagina Instagram o Facebook utilizziamo uno spazio messo a disposizione da un’altra azienda. Possiamo costruire una community, pubblicare centinaia di contenuti e investire anni nel profilo, ma le regole della piattaforma non dipendono da noi.
Possono cambiare i formati. Può cambiare l’algoritmo. Può diminuire la portata organica. Possono essere introdotte nuove funzioni mentre altre vengono eliminate.
Questo non rende i social inutili. Al contrario, possono essere strumenti estremamente efficaci. Significa semplicemente che non dovrebbero necessariamente rappresentare l’intera presenza digitale di un’attività.
Le persone non ti cercano tutte nello stesso posto
C’è chi scopre un ristorante su Instagram. Chi cerca direttamente “ristorante vegetariano Asti” su Google. Chi riceve il nome da un amico e vuole controllare menu e prezzi. Chi guarda le recensioni.
Pensare alla presenza online significa considerare tutti questi percorsi. Se concentriamo tutto su un unico canale, stiamo implicitamente chiedendo alle persone di cercarci nel posto che abbiamo scelto noi.
Un profilo Instagram e un sito fanno lavori diversi
Un errore frequente è considerarli due alternative: “Ho Instagram, quindi non mi serve il sito.” In realtà svolgono funzioni differenti.
Instagram è molto efficace per mantenere una relazione, mostrare ciò che accade, raccontare il dietro le quinte, presentare lavori recenti e rimanere presenti nella mente delle persone.
Un sito può invece organizzare informazioni più strutturate: servizi, competenze, progetti, prezzi quando opportuno, domande frequenti, modalità di lavoro e contatti.
Sul social il contenuto scorre. Sul sito costruiamo un percorso. Una persona che arriva sulla homepage non deve attraversare quaranta post per capire cosa facciamo.
C’è poi Google
Qui la differenza diventa ancora più evidente.
Immaginiamo una persona che non conosce la tua attività. Non può cercare il tuo nome perché non sa ancora che esisti. Cercherà ciò di cui ha bisogno: ex “fotografo matrimonio Asti”, “fisioterapista vicino a me”, “corso chitarra bambini”. In quel momento non sta cercando un profilo Instagram. Sta cercando una soluzione.
Una presenza costruita correttamente tra sito, Google Business Profile e altre fonti pertinenti permette all’attività di essere intercettata anche da chi non la conosce ancora.
Ed è una differenza fondamentale. Il problema non è perdere i follower. È perdere il punto di contatto Immaginiamo adesso una situazione più concreta. Hai lavorato per cinque anni sul tuo profilo Instagram. Hai 4.000 follower. Domani perdi temporaneamente l’accesso all’account. Cosa rimane?
Se cercando il tuo nome troviamo un sito aggiornato, la scheda Google, recensioni, riferimenti coerenti e altre tracce della tua attività, il problema rimane fastidioso ma circoscritto. Se invece tutta la tua presenza online coincide con quell’account, improvvisamente hai perso molto più di un social network.
Hai perso il principale punto attraverso il quale le persone potevano verificare chi sei e contattarti.
Lo stesso ragionamento vale per Google
Attenzione però a non sostituire una dipendenza con un’altra. Nemmeno Google Business Profile è uno spazio completamente nostro. E neppure LinkedIn, TikTok, Facebook o qualsiasi altra piattaforma.
Questo non significa che dobbiamo essere presenti ovunque. Significa esattamente il contrario. Dobbiamo capire quali canali servono e assegnare a ciascuno una funzione precisa.
Il sito può diventare il punto centrale. Google può aiutare le persone a trovarlo. I social possono farci conoscere e mantenere una relazione. Una newsletter può creare un contatto diretto. Le recensioni possono rafforzare la fiducia. Non serve utilizzare tutto. Serve evitare che tutto dipenda da un solo elemento.