Pubblicare tanto non significa comunicare bene
Tre post a settimana. Una storia al giorno. Due articoli al mese. Una newsletter ogni venerdì. Apri Instagram e trovi qualcuno che ti spiega che, per far crescere la tua attività, devi pubblicare con costanza. Qualcun altro sostiene che devi aumentare la frequenza, sperimentare nuovi formati e produrre contenuti per ogni piattaforma.
E se non hai tempo? Nessun problema: oggi c’è l’intelligenza artificiale. Puoi generare trenta post in pochi minuti, preparare un intero calendario editoriale e avere sempre qualcosa da pubblicare. Ma c’è una domanda che sembra essere passata in secondo piano: abbiamo davvero qualcosa da dire?
Perché produrre contenuti è diventato sempre più semplice. Produrre contenuti che qualcuno abbia interesse a leggere, invece, rimane un lavoro completamente diverso.
Il calendario editoriale non è una strategia
Avere un calendario editoriale è utile. Aiuta a organizzare il lavoro, distribuire gli argomenti e mantenere una presenza coerente nel tempo. Ma riempire tutte le caselle del calendario non significa automaticamente avere una strategia.
Immaginiamo un professionista che pubblica tre volte a settimana. Il lunedì una frase motivazionale. Il mercoledì cinque consigli generici sul proprio settore. Il venerdì una fotografia accompagnata da un invito a contattarlo. La pubblicazione è costante. Il calendario è rispettato.
Ma cosa ha imparato il pubblico? Quale dubbio è stato chiarito? Quale motivo concreto è stato offerto per ricordarsi di quel professionista? La costanza è utile quando permette di comunicare qualcosa. Non quando diventa l’unico obiettivo della comunicazione.
L’AI ha risolto il problema della produzione. Non quello delle idee
Oggi possiamo chiedere a ChatGPT di creare venti contenuti per un commercialista, un fotografo o un centro estetico. Il risultato potrebbe essere corretto, ben scritto e perfettamente pubblicabile.
Ma proviamo a fare la stessa richiesta per dieci attività dello stesso settore. Quanti contenuti finiranno per assomigliarsi?
Probabilmente molti, soprattutto se le informazioni iniziali sono generiche. Non perché l’intelligenza artificiale sia uno strumento scadente, ma perché non può conoscere automaticamente le esperienze, le osservazioni e le particolarità di ogni attività.
L’AI può accelerare la produzione. Non può inventare l’esperienza che rende un contenuto realmente interessante.
Siamo sicuri che alle persone interessi tutto quello che pubblichiamo?
Questa è probabilmente la domanda più scomoda. Quando gestiamo un’attività, siamo naturalmente concentrati sul nostro lavoro.
Conosciamo i servizi, le novità, i progetti e gli aspetti che riteniamo importanti. Ma chi ci segue ha una prospettiva diversa. Non si sveglia la mattina aspettando il prossimo post della nostra azienda.
Ha problemi da risolvere, decisioni da prendere, curiosità e interessi che non ruotano necessariamente attorno a noi. Per questo, prima di pubblicare, sarebbe utile chiedersi: Perché qualcuno dovrebbe dedicare trenta secondi a questo contenuto?
Non è necessario che ogni pubblicazione insegni qualcosa di straordinario. Ma dovrebbe avere una ragione per esistere che vada oltre il bisogno di mantenere attivo il profilo.
Il problema dei contenuti che sembrano tutti uguali
C’è un effetto curioso nella comunicazione digitale contemporanea. Abbiamo strumenti sempre più potenti per personalizzare i contenuti, ma spesso utilizziamo gli stessi modelli, gli stessi elenchi di consigli, gli stessi titoli costruiti per attirare attenzione, le stesse conclusioni che invitano a salvare il post o scrivere nei commenti.
Sono formule che possono funzionare in determinati contesti.
Ma quando diventano l’unico modo di comunicare, finiscono per rendere intercambiabili attività che nella realtà sono molto diverse.
Un piccolo studio professionale non deve necessariamente comunicare come un grande marchio. Un artigiano non deve trasformarsi in un creatore di contenuti a tempo pieno.
La comunicazione dovrebbe adattarsi all’attività, non costringere l’attività ad adattarsi alle regole di un formato.
Prima di creare un contenuto, prova a partire dalle domande
Se non sai cosa pubblicare, forse non serve chiedere immediatamente all’AI cinquanta idee. Può essere più utile osservare ciò che succede durante il lavoro.
Quali domande ti fanno più spesso i clienti? Quali aspetti del tuo servizio vengono fraintesi? Quali informazioni devi ripetere continuamente? Quali errori incontri più frequentemente? Quali cambiamenti stanno interessando il tuo settore? Queste domande possono diventare la base di contenuti molto più pertinenti.
E a quel punto l’intelligenza artificiale può essere davvero utile: per organizzare le idee, migliorare la chiarezza e adattare un contenuto ai diversi canali. Non per sostituire ciò che hai da dire, ma per aiutarti a comunicarlo.
Il vero obiettivo non dovrebbe essere avere sempre qualcosa da pubblicare. Dovrebbe essere avere qualcosa che valga la pena leggere.
Perché oggi produrre contenuti è facilissimo. La parte difficile, e sempre più importante, è dare alle persone un motivo per prestarci attenzione.